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SUMMARY:INNER SPACES | AUTUNNALE 2026 - RITRATTI TRASVERSALI
LOCATION:Auditorium San Fedele
DESCRIPTION:In collaborazione con Institut Français Milano\, e il sostegno
  di Fondazione Nuovi Mecenati\n\nTra gli appuntamenti più emblematici dei
  Ritratti trasversali\, questa serata mette in dialogo due pratiche musica
 li lontanissime per origine storica e strumenti\, ma sorprendentemente vic
 ine nella concezione del tempo\, dell’ascolto e della trasformazione del
  suono. Da un lato Hélène Vogelsinger\, talento emergente della nuova sc
 ena elettronica francese\, dall’altro Ustad Wasifuddin Dagar\, erede del
 la più autorevole tradizione del dhrupad\, accompagnato dal maestro di pa
 khawaj Mohan Shyam Sharma.\n\nLa ricerca di Hélène Vogelsinger si svilup
 pa attraverso l’uso esclusivo di sintetizzatori modulari analogici\, con
 cepiti non come strumenti di programmazione ma come organismi sonori in co
 ntinua evoluzione. Ogni performance nasce da un sistema di connessioni fis
 iche costruito dal vivo\, in cui tensioni elettriche\, oscillatori\, filtr
 i e generatori di inviluppo producono configurazioni irripetibili. L’art
 ista interviene con gesti minimi\, modificando lentamente gli equilibri in
 terni del sistema\, lasciando che il suono si trasformi attraverso process
 i di accumulazione\, interferenza e risonanza. Il risultato è una musica 
 che sembra respirare\, priva di sviluppo narrativo tradizionale e orientat
 a piuttosto alla dilatazione della percezione\, dove il tempo perde la pro
 pria scansione metrica per diventare esperienza immersiva. L’ascolto ass
 ume così una dimensione quasi contemplativa\, nella quale ogni minima var
 iazione acquista valore strutturale.\n\nQuesta attenzione alla continuità
  del suono trova un inatteso punto di contatto con il dhrupad\, la più an
 tica forma ancora vivente della musica classica dell’India settentrional
 e. Le sue origini risalgono ai canti liturgici dei templi hindu e alle pra
 tiche devozionali medievali\; tra il XV e il XVI secolo il dhrupad si svil
 uppa nelle corti dei sovrani Rajput e successivamente dell’Impero Mughal
 \, assumendo la forma che ancora oggi viene tramandata. A differenza di al
 tre tradizioni della musica hindustana\, il dhrupad privilegia la purezza 
 dell’intonazione\, la stabilità del suono e una rigorosa architettura f
 ormale\, ponendo al centro l’esplorazione del rāga come spazio sonoro e
  non semplicemente come materiale melodico.\n\nL’esecuzione si apre con 
 il lungo ālāp\, una vasta introduzione libera da pulsazione e accompagna
 mento ritmico\, nella quale il cantante sviluppa progressivamente tutte le
  potenzialità del rāga. Ogni nota viene esplorata nella sua qualità tim
 brica\, nelle sue sfumature microtonali e nelle relazioni con le altre alt
 ezze\, attraverso un’articolazione estremamente raffinata di glissandi\,
  oscillazioni e inflessioni vocali. Solo dopo questa lenta costruzione del
 lo spazio sonoro interviene il pakhawaj\, antico tamburo bipelle dal timbr
 o profondo e possente\, che introduce il ciclo ritmico (tāla) senza inter
 rompere il carattere meditativo dell’esecuzione. La pulsazione non ha un
 a funzione propulsiva nel senso occidentale\, ma organizza il tempo come p
 rincipio ciclico\, sostenendo il progressivo intensificarsi del dialogo tr
 a voce e percussione.\n\nUstad Wasifuddin Dagar appartiene alla leggendari
 a Dagar Gharana\, una delle più importanti scuole della tradizione dhrupa
 d\, custode di una trasmissione orale che si estende per oltre venti gener
 azioni. La famiglia Dagar ha svolto un ruolo decisivo nella conservazione 
 e nella rinascita di questa pratica nel XX secolo\, preservandone la compl
 essità tecnica e il profondo fondamento filosofico. Nella loro concezione
  il suono non costituisce soltanto un fenomeno musicale\, ma una manifesta
 zione del principio di nāda\, la vibrazione originaria da cui prende form
 a l’esperienza del mondo. L’esecuzione diventa così un percorso di pr
 ogressiva concentrazione\, nel quale interprete e ascoltatore condividono 
 uno stesso processo di affinamento percettivo.\n\nBoletos: https://ra.co/e
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